ASSOCIAZIONE “P. ANTONINO MAGNANI”

CIRCOLO A.N.S.P.I.

 

 

Casella di testo:           I CONSIGLI EVANGELICI 

 E LA LORO FORZA LIBERATRICE 

           NEL PROGETTO DI VITA 

       PER IL VOLONTARIATO IN 

                         MISSIONE

             

 

 

 

LA POVERTA - LA CASTITA- L’OBBEDIENZA

 

 

                              PREMESSA.

 

I “Consigli Evangelici” hanno la loro dimensione esplicita nel Vangelo, in modo particolare nel contenuto del discorso della montagna “Le Beatitudini”.

 

Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere,

gli si avvicinarono i suoi discepoli.

Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:

“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo,

diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.

  Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”  (Mt 5,1-12).

 

La via evangelica è l’unica perfezione di vita e nessuno può rifiutarsi di viverla, in particolare chi è chiamato a realizzarsi nell’amore verso gli altri e nei più poveri.

La crescita umana e spirituale del cristiano è proporzionale all’apertura agli altri. Si tratta di un’esigenza di vita per ogni discepolo di Cristo Gesù. Questo significa che il Vangelo esige da tutti una risposta radicale e che a tutti offre la garanzia della grazia divina, che è l’amore del Padre.

Per raggiungere un compimento sempre più grande di quest’ideale, ai membri della “Fraternità Volontari” è data l’opportunità e in libertà di fare la PROMESSA dei “CONSIGLI EVANGELICI”, di POVERTA’, CASTITA’ e OBBEDIENZA, di uno solo o di due o di tutti e tre, da rinnovarsi ogni anno, secondo i modi stabiliti insieme all’assistente spirituale, che li ha guidati nel cammino formativo. La Promessa dei Consigli Evangelici sia accolta nelle mani del Vescovo o un suo delegato.

In questo cammino a seguire Gesù Cristo più da vicino, la Promessa evidenzia al mondo e alla società, la testimonianza della personale e libera consegna a Dio e ai Fratelli, ed è anche la liberazione dall’idolatria del potere, dell’avere e del piacere.

La Promessa rafforza la propria personalità umana e spirituale in tutte le sue espressioni, ed apre totalmente alla dimensione vera dell’incontro, togliendo ogni ombra di dominio e sfruttamento sugli altri.

La Promessa aiuta a camminare verso il vero amore (Castità), una vera solidarietà verso i più poveri (Povertà) e una totale disponibilità che si fa responsabilità (Obbedienza); esprimono e manifestano la totale adesione a Dio, al “Progetto di Vita Evangelica” e al “Progetto di Vita per il Volontariato in Missione” nel quotidiano.

La Promessa è il segno indicatore della contraddizione e della speranza nel mondo e nelle diverse culture. Oggi vediamo un forte risveglio di desideri fantastici, sempre nuovi e contraddittori, di un supermercato per la personale soddisfazione, così la Promessa diventa il rimando all’impegno fedele in funzione della scelta di Vita Evangelica fatta, di Libertà, di Solidarietà e di Felicità vera.

 

                                                

 

LA POVERTA’

Poi disse ai discepoli: “Per questo io vi dico: non datevi pensiero per la vostra vita, di quello che mangerete; né per il vostro corpo, come lo vestirete. La vita vale più del cibo e il corpo più del vestito. Guardate i corvi: non seminano e non mietono, non hanno ripostiglio né granaio, e Dio li nutre. Quanto più degli uccelli voi valete! Chi di voi, per quanto si affanni, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?

Se dunque non avete potere neanche per la più piccola cosa, perché vi affannate del resto?

Guardate i gigli, come crescono: non filano, non tessono: eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Se dunque Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede? Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l’animo in ansia: di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il regno di Dio, e queste cose vi saranno date in aggiunta. (Lc 12,22-31).

La Promessa della Povertà libera dall’invidia dell’accumulare le cose, dalla sete insaziabile di avere il più possibile, fino al superfluo, il meglio e subito.

La Povertà distacca da ogni forma di possesso, dall’assolutizzazione delle cose, del lavoro che si fa, del compenso che si merita, sia materiale o psicologico.

Il Signore non chiede il distacco da qualcosa, ma da tutto, per diventare il tutto dell’umanità.

La povertà non è un cammino d’ascesi egocentrica, ma di giustizia vera, di solidarietà verso i più poveri, d’amore per gli altri e con gli altri; di un cammino di libertà personale e di “Fraternità Volontari”, che rende più credibile l’impegno missionario.

Il Volontario che fa la Promessa di Povertà, è mandato soprattutto a testimoniare il Vangelo come pellegrino del Signore, senza far proprio né il lavoro, né la gente, né i risultati.

Deve lavorare con generosità e serenità, facendo fruttificare le proprie qualità e i doni che il Signore gli ha dato, il successo non è l’unico criterio di misura: bisogna sempre confrontarsi con il progetto evangelico e di vita di Volontario in Missione, per diventare testimone e segno d’appartenenza al Signore e non del proprio lavoro, e nell’essere disponibile ad andare verso nuovi orizzonti sconosciuti.

 

                                                                                     LA CASTITA                      

Egli rispose loro: “Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca (Mt 19,11-12).

 

Pure la Promessa di Castità ha la sua funzione liberante in un mondo e società che cerca solo il piacere facile e mutevole.

La Castità è un cammino purificante dall’amore narcisistico o adolescenziale, per camminare verso relazioni più mature, di dono, di limpidezza e di libertà da ogni interesse egocentrico.

Saper gestire la propria sessualità significa imparare a gestire le vere relazioni con gli altri.

E’ nel cuore il centro del vero amore che si fa dono di tutta la propria esistenza. E’ essere amati dentro il cuore, che rende la persona veramente felice, diventando così generatori di vita nuova, di pace e di fraternità.

Il piacere solo dei corpi rende chiusi, limitati e insoddisfatti, mentre il piacere che nasce dall’animo rende aperti, liberi e gioiosi. Così anima e corpo si trasformano nel linguaggio dell’amore, quello del Vangelo.

A questa grandezza di Castità il Volontario ci arriva accogliendo e condividendo la propria solitudine con Dio.

In questo mondo umano non esiste un’affettività totalmente appagante, nemmeno una sessualità perfetta, sia per quelli sposati, che per quelli celibi.

E’ qui la sorgente dei propri limiti umani.

Questo non deve impedire al Volontario di camminare nella sequela di Gesù Cristo: il Signore non chiama le persone perfette e pure, ma i peccatori perché si convertano.

 

                                                                                       L’OBBEDIENZA                   

Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Sapete ciò che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi. In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapete queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (Gv 13,12-17).

Il Vangelo e il “Progetto di Vita per il Volontario in Missione”, sono un tutt’uno con l’Obbedienza, quindi sono la meta cui tutti i Volontari devono guardare e confrontarsi ogni giorno.

E’ l’amore a Dio Padre e la sequela a Cristo che deve condurre a camminare sempre in avanti verso la meta, questo per il bene personale e della “Fraternità Volontari”.

Pertanto, chi ha l’autorità si porrà al Servizio, ossia “lava i piedi” ai suoi, è il donarsi sino in fondo come Cristo, in questo modo il suddito si donerà a Dio.

L’Obbedienza è una vera virtù, riferita a Dio-Amore: avere Dio come oggetto di riferimento e il suo amore come motivo di vita.

Nella creatura, la parola “Obbedienza” è il nome che prende la connessione dell’amore verso il suo Creatore e Padre: ambedue diventano così una sola e medesima realtà.

Per questo il Volontario che fa la Promessa di Obbedienza si “consegna” incondizionatamente alla Chiesa, alla sua Fraternità e a ogni singolo fratello e sorella; ognuno poi è chiamato a consegnarsi al suo Superiore per il bene della Fraternità.

Oggi il senso d’autorità è in crisi: nella famiglia, nella scuola, nella politica e anche nella Chiesa…

Forse l’unica autorità riconosciuta è il potere economico. Oggi le forme di schiavitù sono così numerose e così costringenti che non sappiamo come liberarcene.

Il fare la Promessa d’Obbedienza viene a creare la libertà d’armonia tra le Persone e la stessa Fraternità, in questo modo: la coscienza personale e l’autorità stabilita entrano insieme nella dimensione del Progetto Evangelico, che è l’amore del Signore e l’obbedienza all’unico Spirito.

La persona si sentirà più indipendente e libera quanto più saranno radicati i valori fondamentali da lui stesso scelti.

Obbedire non significa rinunciare ad essere se stessi, ma è mettersi al servizio di una causa giusta, come ha fatto Cristo Gesù, che ha dato tutto se stesso per noi in Obbedienza al Padre.