NOTIZIE DURANTE LO SVOLGIMENTO DELLA SETTIMANA DELLA PACE

In questa sezione troverete un sunto delle tante attività in corso. Se desiderate avere dettagli e leggere tutti gli articoli, andate sul sito www.gerusalemme.perlapace.it 

 

Perugia, 19 ottobre 2009 - Ai partecipanti al progetto "Time for Responsibilities"
Cari amici, vi scrivo all'indomani del rientro in Italia per ringraziarvi personalmente.
Grazie per aver partecipato alla Marcia per la pace che abbiamo realizzato in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati. Senza la vostra grande partecipazione la Marcia non avrebbe raggiunto i suoi obiettivi.
Grazie per la collaborazione e la pazienza con cui ci avete aiutato a gestire la complessa organizzazione di questa intensa settimana di pace. Senza la vostra partecipazione attiva tutto sarebbe stato molto più difficile.
Grazie per l'attenzione, la serietà e la passione con cui avete partecipato ad ogni iniziativa programmata. Il vostro atteggiamento ha accresciuto la credibilità della nostra Marcia e ci ha consentito di cogliere il meglio da ogni singolo incontro ed evento.
Questo viaggio ci è costato molto, ma siamo ritornati più ricchi di prima. E' accaduto anche grazie a voi.
Sono certo che, da domani, tutti insieme, sapremo spendere al meglio questo piccolo tesoro che ora abbiamo tra le mani.
In attesa di risentirci per organizzare il nostro lavoro, vi invio i più cari saluti.
Flavio Lotti Coordinatore nazionale Tavola della pace

 

M.O.: Marcia pace, sindaco Betlemme ricorda La Pira

di Agenzia Italia

Betlemme, 10 ott. - Con un ricordo di Giorgio La Pira, il sindaco di Betlemme, Victor Batarse, ha salutato i quattrocento italiani che oggi proprio dalla citta'-simbolo delle Nativita' hanno dato il via a una marcia della pace per rilanciare il negoziato israelo-palestinese. “La vostra presenza qui”, ha detto Batarse, “conferma la lunga storia di vicinanza tra l'Italia e questo luogo, che affonda le radici in Giorgio La Pira” .

Nel famoso 'discorso di Leningrado' del 1970,La Pira, uno dei padri della Costituzione italiana, sindaco di Firenze e cattolico animato da una grande vocazione per i problemi sociali, era intervenuto proprio sulla questione mediorientale e sui suoi riflessi nell'area del Mediterraneo, dell'Europa e del mondo. Negli anni precedenti aveva incontrato il presidente egiziano Nasser, i rappresentanti palestinesi di Gerusalemme Est nella Cisgiordania occupata e proprio sindaci di Betlemme e di Hebron, per favorire il dialogo e una soluzione negoziata.

Betarse è poi tornato all'attualità e inevitabilmente ai problemi, anche economici, creati dal cosiddetto 'muro di difesa' costruito dagli israeliani in Cisgiordania e che sigilla Betlemme. “Crediamo ancora fortemente nella pace”, ha detto, “ma una pace coniugata con la giustizia. Ma non si può arrivare alla pace perseguendo un modello di sicurezza che crea sofferenza a un altro popolo”

 

 

MO: 400 Italiani in missione di pace in Israele e Territori

di Ansa

 

GERUSALEMME, 11 OTT - È cominciata oggi la missione di pace di 400 italiani che, al posto della tradizionale Marcia della Pace Perugia-Assisi, si sono trasferiti in Israele e nei Territori occupati palestinesi. Denominata 'Tempo di Responsabilita’ e organizzata dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, la Piattaforma delle Ong italiane per il Medio Oriente e la Tavola della Pace, la missione, che è giunta ieri, ha tenuto la sua prima giornata di lavori dedicandola all' incontro, all'ascolto e al dialogo nei maggiori centri palestinesi in Cisgiordania: Betlemme, Hebron, Bir Zeit, Nablus, Jenin e Ramallah. Domani gli incontri e il dialogo proseguiranno in diversi centri in Israele. L'iniziativa, che durerà una settimana, prevede incontri, conferenze e visite nei luoghi più emblematici del Paese. Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace, ha affermato che si tratta “di una vera e propria Missione di Pace in Medio Oriente. Il fatto che i protagonisti non siano capi di stato, diplomatici di alto rango o 'militari’ ma semplici cittadini, giovani, studenti e insegnanti, sportivi e artisti, giornalisti, amministratori locali e rappresentanti di associazioni, non può ridurre l'importanza dell' evento. Anzi lo rafforza”. “Non pacifismo ma realismo” è lo slogan della Missione di pace, nel nome di San Francesco, Giorgio La Pira e Aldo Capitini. Tra i suoi partecipanti anche il Consiglio regionale della Toscana, rappresentato dal segretario questore dell' Ufficio di Presidenza Bruna Giovannini.

 

 

Prima conferenza internazionale a Gerusalemme

di la redazione Tavola della Pace

 

Gerusalemme 12 ottobre - Il tempo della responsabilità. Il ruolo che l'Europa e gli europei devono svolgere per il processo di pace in Medio Oriente. Una riflessione su che cosa palestinesi e israeliani che lavorano per una pace possibile si aspettano dall'Europa. Sono i temi al centro della Conferenza internazionale in agenda domani a Gerusalemme. Nella quarta giornata della missione in Israele e nei Territori palestinesi dei 400 italiani della Perugia-Assisi, la marcia si ferma per una sollecitazione all'Europa.

Il punto è l'assunzione di responsabilità. Di tutti e di ognuno. Come è emerso con forza in queste prime tre giornate durante le quali la marcia ha incontrato, ascoltato, dialogato con palestinesi e israeliani, rappresentanti di amministrazioni locali, sindaci, esponenti di associazioni e cittadini. Soprattutto coloro che, espressione di una società civile attiva e vivace, continuano a credere in una pace possibile.

 La marcia, che continuerà sino al 17 ottobre, ha visitato Betlemme, Hebron, Bil'in Birzeit, Jenin, Nablus, Gerusalemme e i villaggi di Swahreh, At Tuwani, Artas. Lunedì le delegazioni hanno invece conosciuto la realtà israeliana dall'Alta Galilea a Sderot, attraverso Narareth, Haifa, Neve Shalom, Jaffa, Tel Aviv, Misgav, Sachnin ed alcuni insediamenti. Decine di incontri, di luoghi visti e di esperienze condivise.

 

 

La Marcia della pace interroga l'Europa

di Agenzia Italia

 

Gerusalemme, 13 ott. – La ‘marcia dei Quattrocento’ italiani per rilanciare il negoziato tra israeliani e palestinesi si è fermata oggi a Gerusalemme per una pausa di riflessione su un tema preciso: ‘Il ruolo dell’Europa per la pace in Medio Oriente’. È il titolo della conferenza che si è aperta questa mattina, terzo giorno della missione tutta italiana promossa dal Coordinamento degli Enti Locali per la Pace e i Diritti umani, la Tavola della Pace e dalla Piattaforma delle ong italiane per il Medio Oriente. Una sorta di ‘diplomazia del popolo’ che sta incontrando nei territori palestinesi e in Israele amministratori, dirigenti sindacali, esponenti di ong, studenti e semplici cittadini. ‘Time for Responsabilities’, recita lo slogan della missione, mediato da un passaggio di un discorso del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, e che ancora non ha avuto –ha sottolineato Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace nel suo discorso introduttivo- “un’adesione esplicita dall’Europa”. Hanno accettato di parlarne, tra gli altri, Nils Eliasson, console generale di Svezia a Gerusalemme, Christian Berger, rappresentante della Commissione europea a Gerusalemme, Michael Sabbah, patriarca latino emerito, Sari Nusseibeh, rettore dell’università ‘Al-Quds’ e copresidente dell’Organizzazione israelo-palestinese di Scienze, Janet Aviad, docente all’università ebraica di Gerusalemme, Fajr Harb, coordinatore del ‘Carter Center’, Luisa Morgantini, ex vice presidente del Parlamento europeo. Il dibattito e’ moderato dai giornalisti Eric Salerno e Paola Caridi.

 

 

Incontri a Tel Aviv e a Nazareth con i comuni israeliani e arabo-israeliani

di Ufficio stampa della Provincia di Ancona

 

BETLEMME – Nulla più dell’indifferenza distrugge la speranza. Se dovessimo misurare le concrete possibilità di raggiungere una pace stabile e duratura in medio oriente con le parole ascoltate a Tel Aviv dai rappresentanti della Ulai, l’associazione dei sindaci dei comuni israeliani, presenti all’incontro con la nostra delegazione internazionale, diremmo che effettivamente ce ne sono ben poche. Nonostante la formale cordialità e il bel manifesto di benvenuto realizzato per l’occasione, fin dal nostro ingresso nell’elegante palazzo che ospita al nono piano la sede dell’Associazione, spiccano le poche le presenze in sala dei sindaci e capiamo che la voglia di discutere delle questioni più delicate non è molta. Si affrontano argomenti generici; solo il tema del diritto alla sicurezza delle comunità israeliane viene ripetuto come una sorta di mantra e premessa ad ogni discussione sul processo di pace. Evy Levy, sindaco appartenente al Likud e presidente dell’Ulai ci sembra tra i più impegnati nel favorire la crescita del confronto con i palestinesi. Afferma che sì, Israele ha fatto degli errori, ma le responsabilità che gli vengono imputate sono eccessive e che comunque anche dall’altra parte si sono commessi degli sbagli. Forse è così. Anzi, sicuramente è così. Del resto, un conflitto che si trascina da oltre sessant’anni non può essere frutto di colpe a senso unico. Ciò che però resta innegabile è lo stato di apartheid che abbiamo potuto vedere e toccare con mano in questi giorni, un’ingiustizia ostentata e molto costosa da mantenere (dai miliardi di dollari spesi per la costruzione del Muro agli oltre mille militari che proteggono i 400 coloni dell’insediamento a Hebron) che sottrae importanti risorse allo sviluppo dei servizi essenziali utili a creare le condizioni per far marciare in avanti il processo di pace.

Nel pomeriggio ci spostiamo a Nazareth per incontrare il comitato nazionale degli enti locali a maggioranza araba presenti nel territorio israeliano. Ramiz Jeraisi, sindaco di Nazareth e presidente del comitato, ci parla di un’organizzazione di circa sessantacinque comuni in rappresentanza di una minoranza pari a circa il 20% della popolazione. Molti i sindaci presenti all’incontro. Qui i problemi sono simili a quelli delle municipalità palestinesi, ma il fatto di essere sotto l’autorità israeliana contribuisce a complicare ancor di più la situazione. Ne consegue dunque che la principale rivendicazione sia il riconoscimento politico della comunità araba quale minoranza pronta a rimanere all’interno dei confini israeliano nel caso della realizzazione dello stato palestinese.

Negli ultimi tempi, peraltro, l’impossibilità di mantenere il livello ordinario dei servizi per il negato trasferimento di fondi statali ha causato un forte indebitamento di molti comuni che alla fine sono stati commissariati dal governo centrale. Lasciando Nazareth al termine della giornata, si conferma l’impressione di una fase di stallo negativa che, lungi dal garantire stabilità, produce un progressivo deterioramento della già difficile convivenza tra palestinesi e israeliani.

A parole, l’idea di “due popoli due stati” sembra mettere tutti d’accordo. Ma le parole, si sa, se le porta il vento. Senza un cambiamento di rotta, che non può prescindere dal rispetto delle pronunce dell’Onu, della Corte Internazionale di Giustizia, della Commissione europea, il fuoco che cova sotto la cenere è destinato a riaccendersi.

 

 

La Perugia-Assisi entra a Gaza

di la redazione

Domani, 15 ottobre, nella sesta giornata della "Missione di pace" dei 400 italiani in Israele e Palestina, uan delegazione entrerà a Gaza.

Gerusalemme e Gaza sono al centro della giornata di domani. Oggi e’ stata la giornata della pace, e della memoria. Iniziata con l’incontro con Filippo Grandi, vicecommissario UNRWA e la visita al campo profughi di Shufat, e’ poi proseguita con la visita al museo della ShoaYad Vascem”.

La giornata di domani sara’ caratterizzata dalla visita della delegazione alla citta’ di Gerusalemme. Non un giro turistico della citta’ vecchia, ma una visita nella conoscenza delle problematiche aperte su Gerusalemme.

Una rappresentanza della delegazione italiana, composta da amministratori locali ed esponenti dell’associazionismo, entrera’ a Gaza per incontrare le organizzazioni umanitarie, i cooperanti italiani e le associazioni palestinesi che operano dentro la striscia di Gaza con la popolazione.

 

 

Marcia dei 400 entra a Gaza

di Agenzia Italia

 

Valico di Erez, 15 ott. – Ventotto delegati della ‘marcia dei Quattrocento’ sono entrati questa mattina a Gaza per una serie di incontri istituzionali. Il permesso delle autorità israeliane è arrivato ieri pomeriggio verso le 16, a conclusione di un lungo braccio di ferro sia sul numero delle autorizzazioni -in una primo tempo solo otto– sia sull'autorizzazione stessa. Ma è limitatissimo il tempo a disposizione della delegazione, perché il valico –per decisione israeliana- chiuderà alle 14:30 e non riaprirà prima di lunedì. “Una decisione immotivata”, dicono i portavoce dei ‘Quattrocento’, “che costringe a fare in fretta, pena il rischio di restare 'sigillati' nella Striscia per tre giorni”. I delegati avrebbero voluto averne di più “per rendersi meglio conto della situazione, avere scambi più approfonditi e rendere omaggio alle vittime dell'ultimo conflitto e dell'assedio” seguito all’operazione ‘Piombo fuso’, condannata dal rapporto Goldstone per crimini di guerra sia per parte israeliana sia per parte di Hamas.

Anche per questo motivo l'agenda della giornata subirà variazioni. Il primo incontro sarà comunque con il Remedial Education Center e con il Mental Health Center di Gaza City. “Il nostro intento”, ha detto Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace, “è invitare tutte le parti al dialogo, sia tra palestinesi e israeliani, sia tra palestinesi stessi”. Sergio Bassoli, della Piattaforma delle ong italiane per il Medio Oriente, aggiunge: “Vogliamo anche spingere la comunità internazionale a lavorare per la riconciliazione e non per allargare la frattura tra le parti”.

I delegati rappresentano il Coordinamento degli Enti locali per la Pace, la Piattaforma delle ong e la Tavola della Pace che hanno organizzato un viaggio di una settimana in Israele e nei Territori palestinesi.

 

 

Quella foto di Assisi a Yad Vashem

di Roberto Zichittella (Famiglia Cristiana)

 

Sorpresa. Fra le migliaia di foto, in gran parte drammatiche e spesso angoscianti, esposte nelle sale del Museo di Yad Vashem ecco una foto diversa. E' una delle rare foto a colori che si incontrano nel museo. Il soggetto è familiare. E' la foto della Basilica di Assisi. Si trova, un po' nascosta, in una delle ultime sale. La sorpresa invita alla sosta. Nella teca sottostante è esposto il diario, nulla più di un quadernetto, di una donna ebrea riuscita a sfuggire ai rastrellamenti dei nazisti. La donna si chiamava Hela Baruch. Nel dicembre del 1943, quando le persecuzioni contro gli ebrei italiani si fanno spietate, la donna fugge con le figlie. Fugge da Perugia e raggiunge Assisi, dove trova rifugio in un monastero. Lì si nasconde con il nome di Raffaella Bartoli.

Scoprire che per Hela Baruch la via della salvezza è passata sul percorso scelto dalla marcia per la pace dà ancora più senso alla presenza della marcia in questi giorni a Gerusalemme e nei Territori Palestinesi.