Santuario di S.Maria di Campagna    FESTA DEL SANTUARIO

Associazione PADRE ANTONINO MAGNANI

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Indirizzo: Piazzale Crociate, 5 / Tel. 0523.29.07.28                               
Diocesi: Piacenza
Calendario: Si celebrano tutte le feste liturgiche e devozionali dedicate alla Vergine Maria, in particolare il 25 marzo si svolge il tradizionale rito della benedizione dei bambini, denominato «il ballo dei bambini», in cui i piccoli vengono affidati alla protezione della Vergine di Campagna. Dal 1547 la Basilica è affidata ai Frati Minori.

             Particolare della statua lignea della Madonna di Campagna XV sec.                                                                               Il Santuario possiede una tradizione assai antica: già all’inizio dell’XI secolo esisteva un piccolo Santuario di Santa Maria di Campagnola, edificato sul pozzo dove erano stati gettati i corpi di alcuni martiri cristiani perseguitati da Diocleziano e Massimiano. Proprio qui si venerava una statua della Madonna. Il pozzo, chiuso alla fine del 1700, è ricordato con una lapide sul pavimento della chiesa. Il luogo dove sorge la chiesa di Santa Maria di Campagna è storicamente legato ad un momento cruciale nella rinascita dell'Occidente cristiano: il Concilio del 1095, che diede origine al movimento delle Crociate. A quell'epoca in quest'area, benché si trovasse fuori dalle mura cittadine, esisteva un santuario dedicato alla Madonna e detto di "Campagnola". Il luogo era inoltre passaggio obbligato per i pellegrini in viaggio verso la Terra Santa o verso Roma e rivestiva dunque un chiaro significato simbolico nell'ottica di chi, come lo stesso papa Urbano II che aveva voluto il Concilio, pensava a riunire la cristianità nella grande impresa della riconquista dei luoghi santi. Quando papa Urbano II visitò il Santuario, compose e cantò per la prima volta il Prefatio della Madonna.
Nel 1526 venne costruita l’attuale Basilica di Santa Maria di Campagna dovuta al grande architetto piacentino Alessio Tranello che qui - come nelle altre due chiese della città legate al suo nome, S. Sepolcro e S. Sisto - dimostra di saper declinare con grande padronanza linguistica la lezione del Bramante "milanese". Dal 1547 è affidata ai Frati Minori. In S. Maria di Campagna egli si confronta con un tema fondamentale dell'architettura rinascimentale, il tempio a pianta centrale, trovando una soluzione nel complesso armonica nell'articolazione dei volumi esterni e degli spazi interni, non priva inoltre di idee originali.

                                        BEATA VERGINE                                                

piacenza14.jpg (34042 byte)Lotario Tomba nel 1791 ampliò il coro, già peraltro frutto di un intervento cinquecentesco; tuttavia il Tramello stesso aveva previsto una leggera dissimmetria alla croce greca nel braccio di ponente, per la presenza della cappella dove nel 1531 alla fine dei lavori venne collocata la scultura lignea della Madonna di Campagna.
La statua in legno policromo raffigurante la Madonna di Campagna, anticamente molto venerata, e quelle analoghe di Santa Caterina e San Giovanni Battista risalgono al XIV secolo. Tale datazione é suggerita, ad esempio, dal leggero hanchement del fianco sinistro della Vergine, ancora tipicamente gotico. A partire dal 1530 Giovanni Antonio De Sacchis, detto il Pordenone, realizzò gli affreschi della cupola centrale, della cappella di Santa Caterina, della cappella dei Magi (dove si é individuata anche la partecipazione di aiuti) e, infine, il Sant'Agostino sulla parete sinistra dell'ingresso. L'abilità del pittore nella resa delle figure di scorcio trova la massima espressione negli affreschi della cupola, in particolare nel Dio Padre raffigurato nella lanterna nell'atto di scendere verso l'altare, volteggiando sorretto da putti.
La chiesa ebbe il valore di "tempio civico" e svolse la funzione di cappella ducale dei Farnese. A ciò si devono i riferimenti alla città di Piacenza in alcuni degli affreschi che la decorano. Come ad esempio nella lunetta con la Decollazione di Santa Caterina, dove nella scena urbana sullo sfondo si può scorgere il campanile del Duomo, mentre altri riferimenti compaiono nella città alle spalle della scena principale nel San Giorgio e il drago di Bernardino Gatti a destra dell'ingresso. La statua di Ranuccio I Farnese eseguita da Francesco Mochi dimostra che la funzione di cappella palatina della chiesa si conservò anche nel secolo successivo.
piacenza5.jpg (52359 byte)L'Annunciazione di Camillo Boccaccino, risalente al 1530 e oggi collocata nel presbiterio, costituiva in origine la decorazione delle facce interne delle ante di uno dei due organi della chiesa (all'esterno erano raffigurati i Profeti Davide e Isaia, oggi conservati nella Pinacoteca dei Musei Civici di Palazzo Farnese). Degno di nota è il coro ligneo realizzato tra il 1560 e il 1565 da Giulio Rossi. Al piacentino Giulio Mazzoni si deve la decorazione a stucco ed affresco della cappella di Santa Vittoria, rarissimo esempio di decorazione tardomanierista di derivazione romana. All'inizio del Seicento risalgono il S. Sebastiano e il S. Rocco di Camillo Procaccini nel transetto sinistro. Alla fine del Seicento risale, invece, la pala con La Madonna e Santi di Pier Antonio Avanzini per la cappella di S. Antonio (dove è oggi collocato anche il quadro di Camillo Procaccini raffigurante il Perdono di Assisi datato 1610, originariamente destinato al transetto sinistro), la cui decorazione risale alla metà del secolo successivo ad opera di Ferdinando Galli Bibiena. L'Annunciazione di Ignazio Stern è datata 1724, mentre al 1757 risale il gruppo scultoreo con il Crocifisso, la Vergine, San Giovanni e la Maddalena opera di Jan Geernaert, entrambe nel transetto destro. Grande interesse rivestono anche le tele rettangolari del fregio eseguite da vari artisti tra la prima metà del Seicento e la prima metà dell'Ottocento, tra cui Alessandro Tiarini, Daniele Crespi, Camillo Gavasetti e vari altri. Tra le opere ottocentesche conservate nella chiesa si possono ricordare i sei ovali con Santi, opere giovanili di Gaspare Landi.

IL BEATO MARCO

I DIPINTI DELLA BASILICA